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Autofinanziare una software house: quando valuterei un investitore

Ho rifiutato un investitore: la conversazione di un’ora che mi ha fatto risparmiare due anni

Romiltec è cresciuta attraverso il lavoro con i clienti e il reinvestimento nelle attività e nei prodotti. L’autofinanziamento è parte del modello con cui ho costruito l’azienda. Per valutare un investitore partirei da una domanda concreta: quale risultato diventerebbe raggiungibile grazie a quel capitale?

Non considero la raccolta di fondi una tappa obbligatoria né l’autofinanziamento una dimostrazione di superiorità. Sono scelte con vincoli diversi. Nel mio caso, il rapporto tra servizi continuativi e sviluppo di prodotti rende importante capire dove impiegare risorse e attenzione.

Il capitale deve avere una destinazione

Prima di discutere una valutazione, scriverei un piano d’impiego: persone, infrastruttura, attività commerciali o un’acquisizione di competenze. A ciascuna voce collegherei un risultato atteso e un tempo di verifica.

Se il problema è una decisione sul prodotto ancora aperta, assumere più sviluppatori può aumentare la quantità di lavoro senza chiarire la direzione. Se invece esiste una domanda verificata che il team non riesce a servire, capacità aggiuntiva può cambiare il progetto.

Distinguerei quindi un limite di risorse da un limite di conoscenza. Nel secondo caso può essere più utile finanziare un esperimento circoscritto che costruire subito una struttura più grande.

I clienti finanziano il lavoro, ma creano dipendenze

Le partnership continuative consentono di conoscere i processi e progettare interventi nel tempo. In Romiltec i servizi sostengono anche la ricerca e lo sviluppo dei prodotti. Questo rapporto va reso visibile nel calendario e nei conti.

Un contratto ricorrente non equivale automaticamente a ricavo SaaS: può richiedere molte ore di lavoro dedicate. Se sommo canoni di prodotto e servizi senza distinguerne i costi, rischio di descrivere una scalabilità che non ho ancora dimostrato.

Controllerei inoltre concentrazione dei clienti, scadenze degli incassi e impegni fissi. Avere ricavi non significa avere subito cassa disponibile. L’autonomia dell’autofinanziamento dipende anche dalla capacità di reggere un ritardo o la perdita di un contratto importante.

La diluizione va calcolata sulle ipotesi corrette

Un esempio puramente aritmetico: un socio al 100%, diluito del 20% in tre aumenti successivi e senza parteciparvi, arriva al 51,2%: 100% × 0,8 × 0,8 × 0,8. Cambiando percentuali, strumenti o altre assegnazioni cambia il risultato.

Il calcolo non descrive da solo il controllo. Diritti di voto, composizione degli organi, materie riservate e accordi tra soci possono incidere sulle decisioni. Per una proposta concreta servirebbe leggere i documenti con professionisti competenti, oltre a guardare la percentuale finale.

I materiali di Y Combinator sui SAFE mostrano quanto contino struttura dello strumento e ipotesi di conversione. Sono un riferimento per capire il meccanismo, non un modello da trasferire automaticamente a una società italiana.

Confrontare anche le aspettative sul tempo

Chiederei all’investitore quale sviluppo considera coerente con l’investimento, come valuta un rallentamento e quali possibilità immagina per realizzare il rendimento. Una divergenza su questi punti può contare più di una differenza iniziale nella valutazione.

Da parte mia renderei esplicite le priorità: qualità del prodotto, impegni con i clienti, ritmo di crescita sostenibile e ruolo che voglio avere nell’azienda. Sono preferenze da discutere prima di entrare in una relazione societaria.

Non assumerei che qualsiasi fondo chieda lo stesso percorso o che un cliente lasci sempre più libertà. Anche un grande contratto può condizionare la roadmap. Il confronto deve riguardare proposte e dipendenze reali.

Quale evidenza mi farebbe cambiare scelta

Valuterei seriamente capitale esterno davanti a un’opportunità verificabile che gli incassi non permettono di finanziare nei tempi necessari. Vorrei poter spiegare cosa facciamo con i fondi, cosa succede se il piano richiede più tempo e quali alternative abbiamo.

Terrei sul tavolo anche un progetto più piccolo, una partnership o un investimento progressivo. Il costo della rinuncia e quello della crescita vanno entrambi considerati.

Per ora il punto del modello Romiltec è mantenere leggibile il rapporto tra lavoro consegnato, risorse disponibili e prodotti in sviluppo. Una conversazione sul capitale sarebbe utile se aiutasse a migliorare questo piano, anche quando si conclude senza un investimento.